La misericordia che riconcilia


fr. Maggiorino
Esiste un amore che non si arrende, che non si stanca, che non tiene il conto degli errori. È l’amore del Padre, la misericordia di Dio, che ha un solo desiderio: vederci tornare a casa. Anche dopo averci persi, anche dopo le nostre scelte sbagliate, anche quando siamo convinti di non meritare più nulla.
Il peccato ci fa uscire da noi stessi
Nel Vangelo di Luca, nella parabola del Padre misericordioso, il figlio più giovane arriva a toccare il fondo. Dopo aver chiesto l’eredità e averla sprecata in una vita dissoluta, si ritrova affamato, solo, ridotto a pascolare porci. È qui che avviene il primo, vero miracolo: “rientrò in sé” (Lc 15,17).
Il peccato, infatti, non è solo un allontanarsi da Dio, ma una perdita di identità, un dimenticarsi di chi siamo. Quando pecchiamo, smettiamo di vedere noi stessi come figli, ci adattiamo a una vita che non ci appartiene. Ritornare in sé significa riconoscere questa distanza, questo smarrimento, e desiderare una vita nuova.
Un Dio che non aspetta: corre
Ed è a questo punto che accade qualcosa di ancora più grande. Il figlio decide di tornare a casa, mosso inizialmente da fame più che da fede. Ma mentre è “ancora lontano”, il padre lo vede, gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia. Non aspetta spiegazioni, non richiede prove. Non lo lascia nemmeno finire la frase.
Questa è la misericordia: Dio non ci aspetta per giudicarci, ma per salvarci. Basta un passo verso casa, ed è Lui a fare tutto il resto. Un Dio che corre è un Dio che soffre per la nostra lontananza e non vede l’ora di riportarci al nostro posto.
Una misericordia più forte del nostro peccato
La buona notizia è che nessun peccato è più forte della misericordia di Dio. Non esiste errore, colpa, vergogna, che non possa essere avvolta e guarita dal suo amore. È il mistero della grazia: un amore che non si merita, ma che si riceve.
Molti credono che per essere perdonati servano grandi gesti, parole perfette, cambiamenti radicali. In realtà, il cuore di Dio si commuove già solo nel vedere un desiderio di ritorno. È sufficiente dire, con sincerità: “Padre, ho peccato...”, e già siamo abbracciati. Spesso, è il Padre stesso a impedirci di finire la nostra confessione, come nella parabola. Perché il suo amore ci precede sempre.
La sorpresa dell’abbraccio
Sì, il vero shock del Vangelo è questo: non è il pentimento a commuovere Dio, è la nostra sola presenza, la nostra umanità ferita, la nostra fame di vita vera. Quando decidiamo di tornare, scopriamo un Padre che già ci cercava, che non ha mai smesso di guardarci da lontano, sperando nel nostro ritorno.
E ci sorprende con gesti che ci ridanno dignità: una veste nuova, un anello, dei sandali, una festa. Non ci viene chiesto di restituire tutto, né di guadagnarci il perdono. Ci viene solo chiesto di iniziare il cammino. A tutto il resto, penserà Lui.
Una chiamata alla fiducia
Questo è il messaggio che la Chiesa è chiamata ad annunciare: nessuno è troppo lontano, nessuno è irrecuperabile, nessuno è condannato a restare nel proprio errore. Il cuore di Dio è più grande di qualsiasi abisso. E noi siamo chiamati ad avere fiducia: nel suo amore, nel nostro valore di figli, nella possibilità di un nuovo inizio.
Perché la misericordia non è solo il perdono del passato, ma una chiamata al futuro. Riconciliati, diventiamo nuove creature, capaci di vivere come testimoni della bontà divina. È il tempo della riconciliazione con Dio, con noi stessi, con gli altri.
Torna in te. Torna a casa.
Se ti senti smarrito, stanco, indegno… non temere. Non è mai troppo tardi per tornare. Inizia da dove sei. Rientra in te. Lascia che Dio ti sorprenda con il suo amore. Lui non ti giudicherà per dove sei stato, ma ti vestirà per dove puoi andare. Lasciati riconciliare. Lasciati amare. Torna a casa.
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